Come Gianluca aveva accennato in un post del 2017, le avventure de I Tre Investigatori sono andate molto più avanti non solo di quanto abbiamo avuto modo di apprezzare in Italia grazie alla Mondadori, ma anche di quanto abbiano potuto apprezzare “in patria” (negli Stati Uniti). Questo è stato possibile grazie all’incredibile successo che i personaggi hanno avuto in Germania, dove sono uscite centinaia di opere originali una volta terminate le traduzioni di quelle prodotte in America.
La prima di queste opere “nuove” – uscita nel 1993 con il numero 56 – è stata scritta da Brigitte Johanna Henkel-Waidhofer, che si è occupata anche di altre quindici avventure successive. Il titolo Tatort Zirkus è stato tradotto da Gianluca come Il circo del crimine, traduzione che, a mio avviso, funziona quanto quella inglese (Crime Scene: Circus, suggerita dalla pagina Wikipedia dedicata alla produzione tedesca), tenendo conto che questo romanzo non è mai stato ufficialmente tradotto in altre lingue, se non ho visto male.
La storia è ambientata nel mondo del circo (e fin qui non era difficile intuirlo) e ruota attorno a un caso legato alla ricca eredità di un clown, composta principalmente da cimeli. L’eredità è contesa da due persone del settore: Mary Di Domenico, giovane e bella trapezista che non ha ben chiaro il motivo di questa possibile assegnazione, e Harry Winkler, direttore del circo per cui il famoso clown aveva lavorato a lungo, ma con il quale aveva infine litigato. I nostri eroi si trovano prima interessati, e poi direttamente coinvolti, nella vicenda a causa di zia Matilda, che da giovane aveva avuto una relazione con un circense collegato al clown recentemente deceduto.
Più che raccontarvi in dettaglio quest’opera – non splendida, ma a mio parere in linea con alcune delle avventure classiche del trio – ci tengo però a darvi un’idea di come l’ambientazione di base differisca dall’originale, anticipandovi che, dal mio punto di vista, queste differenze non mi sono sembrate affatto impattanti.
La prima riguarda, come probabilmente sapete, i nomi. Il nostro eroe Jupiter Jones qui è Justus Jones, che vive nella Bottega del Recupero (il nome non viene indicato, ma il luogo è identico in tutto e per tutto, incluse le entrate segrete) con gli zii. Cambiano invece i collaboratori: Justus lavora con due fratelli irlandesi, Patrick e Kenneth, anziché con due bavaresi. È poi diverso anche il nome dell’autista della Rolls-Royce (Morton e non Worthington), ma – e qui iniziano le differenze maggiori rispetto ai libri italiani – il suo ruolo, pur presente, è più marginale. Tutti e tre i ragazzi hanno infatti la patente, e Bob e Peter hanno anche la possibilità di usare una loro autovettura, almeno in certi momenti.
Il trio è quindi probabilmente un po’ più grande rispetto alle prime incarnazioni e, nell’estate in cui è ambientata la storia, frequenta regolarmente delle ragazze (almeno in questo libro). Sì: qui tutti e tre hanno un’amica, incluso Justus, che anche per questo motivo ha deciso di iniziare una dieta, preferendo insalate e muesli a cibi più tipicamente statunitensi.
Anche questo aspetto, però, non cambia di molto le dinamiche tra i protagonisti. Il fatto che la ragazza che piace a Justus – con sentimento ricambiato – abbia un ruolo operativo minimo, restando quindi un personaggio secondario, non è certo una novità nella serie. L’impatto si limita a qualche ritardo o a qualche perdita di tempo (percepita o narrativa) assolutamente di poco conto. L’avventura resta saldamente loro: Justus rimane la mente, Bob l’archivista e l’analista, e Peter (il più atletico e affascinante dei tre) il braccio. Il tutto giocando comunque un po’ sui ruoli e mostrando come ognuno possa, come già in passato, uscire occasionalmente dalla propria comfort zone.
Cambia invece la neutralità rispetto al periodo storico. Pur non avendo nessuno un cellulare (in alcuni casi usano i walkie-talkie per comunicare, oppure telefoni – cabine incluse – quando sono in giro), i tre hanno nel loro laboratorio un computer. Nulla di particolarmente avanzato: serve soprattutto per registrare i casi o, in luoghi pubblici, per effettuare ricerche su database.
Viene anche citato il fatto che Clint Eastwood sia stato sindaco di Carmel-by-the-Sea, evento realmente avvenuto nel 1986, così come viene menzionata una canzone che piace a Bob (solo il titolo, ma che potrebbe riferirsi a qualcosa di fine anni Ottanta).
Anche qui, alla fine, si tratta di dettagli. Probabilmente, con l’idea di portare avanti in modo continuativo le vicende dei nostri tre eroi, qualche piccolo aggiornamento – che magari era già presente anche nelle ultime opere americane (io ne ho lette solo alcune di quelle mai uscite in Italia, tra cui la #39, piuttosto brutta e di cui ricordo poco) – ci può assolutamente stare.
Cosa ne pensate?
È comunque mia intenzione provare anche qualcuna delle altre opere tedesche. Ho già acquistato la #231 – Die Stadt aus Gold (The City of Gold), uscita nel 2024, e il primo di tre volumi speciali del 2013, intitolato Das Grab der Inka-Mumie (The Tomb of the Inca Mummy). A questo punto sono davvero molto curioso di vedere se e come siano cambiati ancora i personaggi. Il primo capitolo dell’opera del 2024, ad esempio, mi era sembrato ancora più allineato alle opere originali rispetto a questo romanzo del 1993.
Se vi andrà di leggere altre note in futuro, riporterò volentieri ulteriori impressioni. Anche se, lo anticipo, il tedesco resta un ostacolo non da poco… quindi non aspettatevi aggiornamenti a brevissimo.

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